I miei maestri

Foto di Antonio Cotogni con dedica autografa ad Ettore Bernabei

ANTONIO COTOGNI è il capostipite di una linea ininterrotta di cantanti e insegnanti di canto che parte dalla ‘Scuola Romana’ da lui stesso fondata.

A questa scuola appartennero cantanti come Giacomo Lauri-Volpi, Magda Olivero, e un giovanissimo Beniamino Gigli.

ETTORE BERNABEI ne fu pure allievo. Baritono dalla voce chiara, estremamente estesa anche nel registro acuto, fondò a sua volta una propria scuola di canto, di cui restano vari manoscritti concernenti soprattutto la ricerca tecnica e un studio approfondito della personalità – non soltanto vocale – di ogni allievo.

Caratteristica innegabile è la longevità vocale di tutti questi artisti, grazie alla bontà e alla naturalezza della loro impostazione tecnica.

ROSINA BERNABEI, figlia di Ettore, straordinaria pianista, è stata anche sua allieva, e ne ha proseguito le orme.

Stella Salvati e Rosina Bernabei a Cento (FE) – Concerto al Teatro Borgatti

Rosina Bernabei si diploma infatti in pianoforte alla scuola di Rodolfo Caporali e, successivamente, in canto. Nella sua vita artistica porta avanti sia l’attività di concertista che quella di insegnante di canto, e, non ultima, di eccelsa accompagnatrice al pianoforte.

La perfezione tecnica, unita a un grande temperamento e ad una estrema sensibilità, la rendono infatti interprete ineguagliabile delle opere di F. Chopin e F.Liszt. Mentre il perfezionamento con il Maestro Francesco Mander e, soprattutto, con il Maestro Franco Ferrara, le donerà la percezione musicale ‘totale’, tipica del direttore d’orchestra; percezione che pochi pianisti posseggono.

La profonda preparazione pianistica e musicale, lo studio del canto, e, infine, le notevoli capacità didattiche, ne faranno l’accompagnatrice ‘ideale’, soprattutto per quel che concerne la produzione operistica in generale, la liederistica, e tutta la musica spagnola.

Ettore Campogalliani

Mantova – Amici della Lirica – la ‘Morte di Liù’ dalla ‘Turandot’ di Giacomo Puccini. Al pianoforte: Ettore Campogalliani

…Studiare con Ettore Campogalliani – entrare a far parte della sua scuola – era un po’ come rivivere i fasti della Corte gonzaghesca. Amava circondarsi di uno stuolo di giovani allievi, e a questi trasfondeva tutta la sua pressoché inesauribile carica vitale.
Cantare accompagnati da lui era sentirsi liberi, perché tale era l’impostazione del suo insegnamento: solide basi tecniche, comprensione profonda del personaggio; ma, soprattutto, il più ampio spazio alla nostra entusiastica e talvolta esuberante creatività giovanile.

Credi in te stessa, e rammenta che non nella voce,
ma nel pensiero è la fonte di ogni miracolo artistico

Giorgio Favaretto

 

Siena,  Accademia Chigiana, La Chevelure, di C. Debussy (da: Trois Chansons de Bilitis) Al pianoforte: Giorgio Favaretto

“Rien ne se fait en art par la volonté seule: tout se fait par la soumission docile à la venue de l’inconscient”.
“In arte nulla si fa con la sola volontà. Tutto si fa con  la sottomissione docile alla venuta dell’inconscio”.
(Odilon Redon, A soi-même, Journal, 1898)

…Forse mai frase fu più adatta di questa, scritta dal pittore simbolista Redon, per significare il personalissimo insegnamento di Giorgio Favaretto. Si sedeva al pianoforte, e, prodigiosamente, attraverso il suono, ci trasportava nel mondo incantato delle liriche debussiane, o nella fantasmagoria coloristica di Mussorgsky, o nel sofferto romanticismo di Schumann.

Poche parole, poca teoria. Molto, tutto significato dal suono. Magico tocco che raggiungeva il nostro ‘io’ più profondo…

Renata Tebaldi

Dedica autografa di Renata TebaldiNel corso delle settimane il legame tra noi allievi, e tra tutti gli allievi e lei, si facevano più forti, perché Renata aveva la meravigliosa capacità di riunire le persone, di renderle più amabili, più amiche. I giorni scorrevano in modo ordinato, eppure sempre diversi.  E noi tutti, poco a poco, ci rendevamo conto che eravamo divenuti amici.Se penso al corso di Renata Tebaldi a San Marino, nel lontano 1985,  la prima parola che mi viene in mente è: generosità. Generosità di questa artista unica che conosceva una sola maniera di vivere: donare se stessa, la sua voce, i suoi consigli, le sue energie, il suo tempo.

Quando si trattava del Canto, Renata non conosceva né fatica, né fame né sete. Ad ogni nostra richiesta di prolungare la lezione, o di anticiparla, per ‘rubarle ‘ qualche minuto in più, lei non si è mai sottratta. Si divertiva anche a farci ascoltare i passaggi più impegnativi, grazie a quella voce ‘sovrumana’ che sembrava rendere tutto più facile.

Si cimentava a cantare tutti i ruoli, per esempio la Carmen o Dalila, personaggi ai quali donava un fascino straordinario. L’altro grande segreto di Renata era la sua estrema semplicità: niente di costruito, di preordinato.  Aveva la meravigliosa capacità di essere sempre se stessa, sulla scena, nella vita. Sempre la medesima  trasparenza che la guidava a trasportarci nel mondo dell’arte, o a trascorrere delle serate insieme a noi, seduta alla nostra tavola, una di noi. E questa era anche la sua estrema grandezza. Giovane con i giovani, amica tra amici, rapita dalla sua fede in parrocchia, dove univa la sua voce preziosa ai semplici  canti dell’assemblea. Dopo tanti anni, il ricordo ne è più vivo che mai. I consigli tecnici o interpretativi divenivano realtà grazie ai suoi esempi. La donna e l’artista coincidevano in modo perfetto, in una stupefacente unità, qualcosa che, nel mondo dell’arte, non si mai è più ripetuto. Io, che ho avuto l’onore e il piacere di partecipare al corso, scelta dopo un concorso, so che l’esperienza artistica e umana di questo periodo ‘magico’ resteranno indelebili nella mia memoria. Grazie Renata, indimenticabile Maestra, amica preziosa, vera grande Artista.